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PREFAZIONE                                                                  9

         Continuando il discorso di Cini, vorrei dire che meditazioni storiche come quella da lui
      scritta sono importanti, e dovranno interessare anche gli storici futuri, perché quello che
      successe negli anni 1920-1930 in fisica è insieme logico, nuovo, stupefacente. Ed insieme
      sembra scaturire irrefrenabile da una meditazione maturata in molti secoli.
         Si noti infine il finale della nota di Cini, che riporta la conclusione di Fermi nel suo
      articolo sull' elettrodinamica:
      "Possiamo dire in conclusione che praticamente tutti i teoremi della teoria della radia-
      ione che non coinvolgono la struttura dell'elettrone hanno una soddisfacente spiegazione;
      mentre i problemi connessi con le proprietà intrinseche dell'elettrone sono ancora lontani
      alla loro soluzione."

      6·3. Nicola Cabibbo. - Con l'articolo di Nicola Cabibbo, "Le interazioni deboli" [6],
      si apre la storia scientifica di Fermi verso l'immortalità. Ci riferiamo qui in particolare
      alla nota di Fermi del 1933 "Tentativo di una teoria dell'emissione dei raggi beta" (FNM
      76). È questa un'opera che Parisi [6] considera il più grande contributo teorico di Enrico
      fermi, e che apre in realtà un campo nuovo della fisica, che nasce da una esperienza
      nucleare, ma arriva presto a dominare con la sua presenza tutto l'Universo.

      L'articolo di Cabibbo apre "alla Fermi", partendo dai fatti sperimentali iniziali, e
      spiegando l'interesse immediato di queste cose. È quindi un modello di presentazione
      didattica, e non resta che leggere il suo magistrale racconto.

      La teoria di Fermi si inserisce nel quadro generale dei campi quantistici delineato
      da Jordan e Klein. Dice infatti Cabibbo "Il linguaggio dei campi permetteva ormai di
      descrivere fenomeni in cui delle particelle sono create e distrutte; ma il lavoro di Fermi
      sulla radioattività beta è il primo in cui questa possibilità sia stata usata al di fuori della
      teoria dei fotoni."

      Cabibbo ha presentato nella sua nota la storia delle interazioni deboli non solo sino
      alle scoperte fondamentali che Enrico Fermi fece in tempo a conoscere, ma dal '54 in poi
      sino ai giorni nostri. Egli lo può e lo deve fare, perché nel campo delle interazioni deboli
      il contributo teorico e le scoperte italiane hanno avuto un ruolo essenziale.
      Cabibbo divide la storia delle interazioni deboli in due periodi. TI primo periodo parte
      al lavoro di Fermi del 1933, e si chiude con la scoperta della violazione della simmetria
      di parità (1956). Esso comprende gli esperimenti condotti da Conversi, Pancini, Piccioni
      1946) [2], la scoperta dei me soni tt , la scoperta di nuove particelle, mesoni K ed iperoni.

      Una seconda fase delle ricerche sulle interazioni deboli si apre intorno al '60, quando
      il decadimento delle nuove particelle sembrava violare, nelle sue frequenze, la universalità

      delle costanti deboli. Rimandiamo questa storia fondamentale al discorso di Cabibbo.
      Ma vogliamo sottolineare che la soluzione di questi problemi fu trovata proprio da lui, nel
      1963, con una nota ormai classica [11] nella letteratura scientifica, e con l'introduzione
      del famoso "angolo di Cabibbo", che nella nota di questo autore è chiamato angolo di
      mescolamento, quale effettivamente esso è.
      Cabibbo ci porta nella sua nota ai risultati attuali, al mescolamento della massa dei
      neutrini, al ruolo delle interazioni deboli nella teoria dell'Universo, al problema della
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